La Festa della Donna raccontata da un team di donne. Non siamo super eroine, siamo una squadra!

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Il team di Dpl, capitanato dalla dottoressa Lucia di Palermo, è composto da 4 donne. Mamme, mogli, compagne, lavoratrici e studiose…come il loro Leader. Ebbene sì, Lucia è un leader e punto di riferimento per Chiara, Rosa, Silvia e Stefania. 

Oggi 8 marzo vi vogliamo raccontare come sia importante per le donne riuscire ad esprimersi a 360 gradi e di quanto sia fondamentale il lavoro di squadra. 

L’aria di serenità e di famiglia si respira già varcando la soglia di Dpl.

La sala riunioni è accogliente e ha un piccolo angolo di ristoro con biscotti, acqua, caffè, caramelle e non manca mai un sorriso da parte della responsabile. 

I colori, le poltroncine ti fanno sentire a casa, ma lo fa ancora di più l’accoglienza di Lucia. 

I breafing non iniziano mai con un “ordine”, ma con un “come stai? Come sta il piccolo/a?”. Questo occhio di riguardo ti fa sentire vista. Lucia sa benissimo cosa voglia dire gestire ogni singolo impegno al meglio. Non è facile, ma sa quanto le sue “ragazze” e i loro compagni facciano squadra per far sì che tutto proceda correttamente in una danza di piccoli tasselli che si uniscono alla perfezione: dal non perdere un appuntamento importante, al non lasciare mail inevase o la segreteria scoperta, dal riuscire a seguire corsi di aggiornamento al gestire i propri impegni personali. E così troviamo il modo di fare squadra: squadra in senso ampio, squadra tra colleghe, squadra con Lucia, squadra in famiglia. Questo articolo non vuole dipingere “il team di Wonderwomen” che contano solo su loro stesse e che siano in grado di far tutto, ma si prefigge l’obiettivo di raccontare come una start-up riesca a far sì che Chiara, Rosa, Silvia e Stefania riescano a realizzarsi sul piano familiare, di studi e professionale.

Lucia ci attende con un “come stai cara, vuoi un caffè?” un abbraccio e si parte con una breve intervista di cui vi riportiamo alcuni punti.

X: “Lucia, ci racconti com’è avere un team di tutte donne?”

Lucia: “secondo me non dipende dalle donne o dal genere, dipende dal tipo di persona, dalla capacità di fare squadra e da come le persone vivono gli impegni sia familiari sia lavorativi. Sono stata a capo di  squadre anche composte da uomini che avevano anche necessità familiari, stessa cosa con le donne. Indipendentemente dal genere, l’importante è saper organizzare le modalità di lavoro in maniera molto flessibile che permetta alle persone di conciliare quelle che sono le necessità di famiglia con quelle che sono le necessità di lavoro. Ma non è un qualcosa che appartiene al genere ma è un qualcosa che appartiene all’individuo e alle sue necessità.”

X: “Ripensando alla tua esperienza di donna, lavoratrice, mamma e studiosa, come avresti desiderato essere compresa sul posto di lavoro?”

“Io non sono mai partita dal presupposto che gli altri dovessero capire le mie esigenze, sono partita dal presupposto che io dovevo mettere all’interno del lavoro le esigenze per cui ero lì. Non ero a credito, ma neanche a debito. Venivo pagata per il mio tempo e per la qualità del mio tempo e quindi non ho mai chiesto di capire qualcosa, ma ho sempre dato quello che era corretto che io dessi in quel momento. Lavoravo e la mia famiglia era il mio progetto, non era il progetto dell’azienda. Quindi mi organizzavo di conseguenza. (…) ho sempre cercato di strutturate il tutto, compresa la mia famiglia, tenendo presente le necessità di tutti. Difficile sì, ma si può fare. (…) Dal momento in cui ho capito che le mie necessità non riuscivano a far parte di quell’azienda sono andata via. Ma era una questione mia personale non organizzativa. (..) Oggi credo che la situazione ideale sia l’incontro delle necessità di tutti.”

X “sei riuscita a metterlo in atto con le tue collaboratrici? È stato difficile o più semplice del previsto?”

“Non è stato semplice per niente anche perché il momento di scelta delle mie collaboratrici coincideva con il periodo di crisi sociale che è stata la pandemia e quindi nulla è stato semplice per niente, ho sentito fortemente il peso della conduzione. Credo di poter oggi dire di aver rispettato i diritti di tutti.”

Cara Lucia, passiamo ora la parola alla tua Squadra.

Chiara “Ho affrontato un matrimonio e due maternità da quando sono stata assunta. Non ho mai avuto problemi. Mi sono presa anche la maternità facoltativa per entrambe le gravidanze. Lavoro anche in Smart working, nonostante io non abiti lontano dalla sede. Questo per permettermi di avere un rientro graduale e distacco graduale dai piccoli. Mi sento di essere ascoltata per le mie esigenze familiari e da parte mia Lucia sa che il mio supporto professionale non manca, ma viene sempre fatto tutto con attenzione e impegno.”

Rosa “ Dpl è il luogo a cui ho dato tanto quanto ho ricevuto, che ha permesso di realizzarmi come persona ancor di più di realizzarmi come donna. Donne che sostengono altre donne, nel loro ruolo di professioniste, di madri di persone”.

Stefania “ho iniziato a collaborare con DPL quando ero una neomamma che aveva appena cambiato professione. Insomma, mi sono trovata catapultata in un mondo totalmente nuovo. Avere un confronto continuo, sia professionale sia personale, con Lucia è stato e è fondamentale. Quante volte al mattino ha percepito che fossi già in affanno perché già all’alba avevo dovuto gestire il classico imprevisto del “il bambino sta male. Niente nido.” Lucia con tutta la serenità ti risponde “molla tutto, stai con tuo figlio. Ha bisogno di te”. E tu pensi…” cosa? Ma oggi devo seguire questo progetto, abbiamo questo obiettivo da raggiungere” e;  Lei inizia a ridimensionare il tutto, facendoti percepire che comprende la situazione e ti sta dando gli strumenti per gestirla al meglio”

Silvia: “La mia esperienza in Dpl, quale collaboratrice esterna per l’ambito di formazione giuridica e di mediazione civile e commerciale, mi porta a dire che da Dpl ho ricevuto un’accoglienza attenta al lato umano e all’aspetto della persona in quanto tale.  Non è un approccio esclusivamente di carattere professionale. Inoltre, l’aspetto a me particolarmente caro, come ho sempre avuto modo di condividere con Lucia, è il connubio di più cose. In un ambito come quello della professione, in cui i tempi e incastri sono risicati, avere accanto persone che comprendano che possa essere una giornata più lunga dove l’impegno professionale ti assorbe a 360 gradi sicuramente è di particolare ausilio. In sostanza quello che porto a casa è l’essere entrata nel mondo e nella famiglia di DPL è il confronto e della conciliazione di più fronti in primis della persona e la comprensione di quelle che sono esigenze personali e professionali e che quotidianamente emergono.”

Dovremmo ricordarci ogni giorno (e non solo l’8 marzo) che solo creando una squadra basata sulla collaborazione e sul confronto si possono raggiungere gli obiettivi prefissati…anche tra sole donne.

 

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