GLI APPUNTAMENTI DEL 2024 PER GLI ADDETTI ALL’UFFICIO PER IL PROCESSO – del dottore Francesco Pizzigallo

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1) Bando secondo scaglione ufficio per il processo; 2) Aggiornamento PIAO Ministero Giustizia e definizione famiglie professionali; 3) Prospettive di raggiungimento degli obiettivi intermedi dell’arretrato; 4) Nuova milestone; 5) La stabilizzazione; 6) Il giudizio politico

 

Bando secondo scaglione ufficio per il processo

Nel giro di qualche settimana è attesa la pubblicazione del bando del secondo scaglione, che sarà accompagnato dagli scorrimenti delle graduatorie distrettuali che il ministero riterrà opportuni. Il responsabile del PNRR Giustizia prof. Galli aveva annunciato a fine settembre a Milano che ci sarebbero potuti essere 3000 nuovi possibili ingressi, ma da comunicazione interna rivolta agli uffici giudiziari i numeri sono saliti a quota 4000 circa. Certamente non saranno distribuiti solo al nord, dove sin dal febbraio 2022 ci sono scoperture ma anche nelle sedi più indietro con i target e oggetto degli ultimi scorrimenti. Già nel 2019 l’arretrato si concentrava per circa il 25% in soli sei tribunali, (Roma, S.M. Capua Vetere, Napoli, Bari, Salerno, Catania), e sommandone altri 11 (Messina, Foggia, Cagliari, Castrovillari, Potenza, Nocera Inferiore, Nola, Lecce, Latina, Vallo della Lucania, Vibo Valentia) l’arretrato arrivava ad oltre il 50% di tutti gli uffici. Ancora più marcate le disparità territoriali sull’arretrato ultra-biennale delle corti di appello, dove nel 2019 le sole corti di Roma (22,51%) e Napoli (21,16%) rappresentavano il 43,67% di tutto l’arretrato nazionale.

Essendo volontà dell’amministrazione ricreare una nuova graduatoria di idonei a cui attingere, sembra logico prevedere che il nuovo bando coprirà comunque tutto il territorio nazionale. Al 30 novembre 2023 gli addetti upp in servizio erano 5909 con una scopertura di 2341 unità, ossia del 28,37 %. I numeri del personale in servizio sono destinati a scendere in direzione di quota 5500 per inizio 2024, ma non crolleranno sia per la proroga al 30.06.2026 inserita nel decreto milleproroghe sia per l’approssimarsi dell’obiettivo dei 36 mesi di servizio, che darà probabilmente la stura a una serie di azioni con obiettivo la stabilizzazione per via giudiziaria (ipotesi tutta da verificare nell’esito finale).

Le materie del prossimo bando non riserveranno sorprese e saranno diritto pubblico, ordinamento giudiziario e inglese.

Aggiornamento PIAO Ministero Giustizia e definizione famiglie professionali

Ottenuta l’approvazione del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e del bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026, visti gli atti di indirizzo e la direttiva generale per l’attività amministrativa e la gestione per l’anno 2024 bisognerà monitorare l’aggiornamento del PIAO per il triennio 2024-2026. Lì si potranno verificare le prospettive assunzionali dei funzionari di area III, oltre che dell’area II interessata recentemente dallo scorrimento della graduatoria Ripam per diplomati. Permanendo la copertura dei fondi PNRR fino a giugno 2026 è difficile immaginare nel futuro prossimo un concorso per addetti upp sia in ambito civile che penale, stante anche l’attesa dell’inserimento della nostra figura nelle famiglie professionali.

Prospettive di raggiungimento degli obiettivi intermedi dell’arretrato

A fine 2024 era imposto dal patto PNRR il raggiungimento dell’obiettivo intermedio di abbattimento dell’arretrato nel civile del 65% in Tribunale e del 55% in Corte d’appello. La rinegoziazione in sede UE ha riguardato anche questo aspetto. I nuovi parametri su questo punto non hanno riguardato tanto la percentuale (ora del 95 %), ma la baseline, per cui il riferimento è diventato statico e riguarda gli arretrati pendenti fino al 31.12.2019. Con questi parametri al 30 giugno 2023 la riduzione era già dell’81,3% nei Tribunali e del 94,4% per le Corti d’appello. Rispetto ai nuovi parametri del 90 % alla medesima data del 30.06.2023 la riduzione dei fascicoli pendenti al 31.12.2022 è ancora al 33,5% per i Tribunali e al 26,7% per le Corti d’appello.

L’obiettivo sembra, quindi, essere diventato più alla portata, ma aiuterebbe una nuova soluzione legislativa che intervenisse sul piano deflattivo del contenzioso, cosa che solo la mediazione civile obbligatoria, ulteriormente ampliata, potrebbe garantire.

Nuova milestone

Preso atto che per raggiungere gli obiettivi, occorre anche un sistema premiale, sono stati previsti in sede di revisione del piano, fra l’altro, incentivi anche non economici, da definire entro marzo, in grado di attrarre e trattenere il personale PNRR. Quali possano essere questi incentivi resta ancora da chiarire, probabilmente saranno inseriti nel nuovo decreto PNRR che nelle prime settimane del 2024 prenderà forma e sostanza includendo tutte le misure concordate con l’UE in sede di revisione. Ufficiosamente sembra che una delle opzioni possa essere l’opzione del congelamento, fino al giugno 2026, delle situazioni dei vincitori di concorso in altre amministrazioni che stanno svolgendo il servizio PNRR attraverso convenzioni fra ministero e le altre amministrazioni pubbliche. Mi riesce difficile immaginare una amministrazione banditrice di concorso che, alla ricerca di personale, decida di rimanere senza un proprio dipendente per almeno due anni in nome del PNRR giustizia. L’idea potrebbe semmai funzionare solo nella finestra temporale dei primi mesi del 2026.

Il vero incentivo, non discriminatorio fra chi ha svolto, come risorsa PNRR, servizio per più o meno di 36, può essere quello di prevedere per i concorsi del ministero della giustizia post 2026 una riserva di posti per chi ha completato il servizio a tempo determinato al 30 giugno 2026. Tale riserva non dovrebbe essere comunque inferiore a quella attualmente prevista del 30% per gli ex militari delle forze armate. Altra soluzione potrebbe essere quella di avere punteggi aggiuntivi.

La stabilizzazione

Fermo restando la copertura fino a giugno 2026 delle risorse per gli addetti upp e l’altro personale pnrr, non ci si può aspettare nell’immediato futuro promesse di stabilizzazione realistiche. Al di là dei numeri del personale pnrr in servizio, che sono troppo elevati per una stabilizzazione tout court degli addetti upp, resto convinto che, al di là di una quota di riserva di posti o di un punteggio aggiuntivo per le risorse pnrr addetti upp, un nuovo concorso aperto sia una prospettiva ineludibile.

Se si riconosce all’addetto upp un ruolo realmente di supporto one to one o in team al magistrato, l’assunzione non può fondarsi sulla conoscenza solo del diritto pubblico e dell’ordinamento giudiziario, come è accaduto per gli assunti attuali, e senza elementi di diritto penale, civile e delle due procedure. Sarebbe in ogni caso un peccato disperdere a metà del 2026 un patrimonio di personale upp ancora in servizio, con alle spalle almeno 36 mesi di servizio, a cui aggiungere quelli del secondo scaglione che avranno dato il loro contribuito al raggiungimento dei target negli ultimi 24 mesi.

Dalla ridefinizione delle famiglie professionali sarà comunque più chiaro, speriamo già nel 2024, il numero degli addetti upp a regime.

Il giudizio politico

Dopo l’approvazione del Consiglio UE del nuovo PNRR si può dare un primo giudizio politico sull’operato dei tre governi e guardasigilli che hanno avuto a che fare con il PNRR giustizia.

Il secondo governo Conte e il ministro Alfonso Bonafede sono i padri del PNRR giustizia nella versione originaria, che è stata gestita da febbraio 2021 a ottobre 2022 dal governo Draghi e dalla ministra Marta Cartabia. La revisione di 3 target dell’assunzione del personale, dell’abbattimento dell’arretrato civile e della digitalizzazione dei fascicoli giudiziari, a cui si è aggiunta la nuova milestone della previsione di incentivi economici e non (per il raggiungimento degli stessi target e milestone), rappresentano la palese evidenza che quanto pensato da Conte e soprattutto Bonafede non era realizzabile e fin troppo ottimistico.

Se a Draghi e Cartabia si deve riconoscere di avere rispettato le scadenze imposte dall’ UE nel 2021 e 2022, si deve rilevare che in quei mesi del 2021, in cui Draghi ha rivisto il PNRR nella versione originaria di Conte, entrambi non hanno capito per tempo che bisognava cambiare obiettivi e strategie per tempo per evitare un fallimento.

Meloni e Nordio hanno avuto bisogno di qualche mese di rodaggio. Soprattutto al ministero di via Arenula la comunicazione non è stata univoca fra ministro, viceministro e sottosegretari, creando a volte confusione e altre volte contraddizione. Il pragmatismo di Fitto, che è andato a trattare con la task force europea sul PNRR, è servito a rendere raggiungibili obiettivi altrimenti destinati a rimanere nel libro dei sogni. Sul futuro del personale PNRR post giugno 2026, in Parlamento si è vista molta pubblicità elettorale da parte di tutte le forze politiche e poca onestà intellettuale. Più graduale e soddisfacente è stato l’approccio dei sindacati che hanno insistito sin dall’inizio prima di tutto sulla proroga dei contratti in scadenza e, sia pure con ritardo, hanno preso atto che non ci sono risorse PNRR di serie A (UPP), di serie B (tecnici) e di serie C (data entry).

Per quanto concerne gli addetti upp, che hanno un ruolo importante nel decreto legislativo 151 del 2022, il giudizio non può che essere più che sufficiente sia per l’innegabile e riconosciuto da più parti contributo dato, sia per avere conquistato la fiducia della magistratura. Quanto fatto servirà allorché si dovrà decidere, come anche per le altre risorse PNRR, il loro futuro occupazionale post 2026. Un futuro che si deciderà, probabilmente a fine 2025, con l’approvazione della legge di bilancio per il 2026.

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