LO SCOPO COMUNE DEGLI ORGANISMI DI MEDIAZIONE

Succinta analisi dello scopo dell’Organismo di Mediazione.
A cura del Dott. Marco Quadrelli

Introduzione

Caro Diario, 

Una noterella che mi è venuta spontanea leggendo che l’ex preside della Harvard Business  School Nitin Nohria, spiegava che”le organizzazioni funzionano al meglio quando operano  sulla base di una responsabilità condivisa e non… di comando e obbedienza”. 

E’ quella che sto ricevendo quale mediatore, diventato a seguito del suggerimento di Carlo  Alberto Calcagno.  

A differenza degli altri Paesi europei, in Italia esistono gli Organismi (privati) di  mediazione. Non guardo ora alla natura giuridica, che in questo momento non è rilevante,  ma allo spirito che c’è dietro. 

Un Organismo di Mediazione, nonostante una figura di vertice, è un’impresa collettiva. 

I mediatori, e l’organismo a cui appartengono, hanno quale obiettivo di migliorare  l’efficienza. E’ una costante aspirazione perché la mediazione, ogni singola mediazione,  abbia successo. 

Nel mio Organismo c’è una riunione mensile, e vari momenti di aggregazione durante  l’anno (oltre ai corsi di formazione e di aggiornamento), c’è il Magazine. 

Mary Parker Follett – figura fondamentale nella teoria del management di inizio novecento  – aveva compreso che i lavoratori avevano bisogni umani: di varietà, di autonomia, di  comprensione reciproca. I mediatori lo stesso. 

Da bambino, negli anni Settanta del secolo scorso, nella mia città c’era (penso ci sia  ancora) il complesso industriale delle industrie Luigi Majno, che aveva costruito una  piccola città operaia (mezzo secolo fa circa è stata abbattuta per far posto ai Licei Classico e  Scientifico) a misura di persona, con asilo, scuola, farmacia, cappella. 

Non pretendo che l’Organismo di mediazione sia lo stesso, ma questo è l’ideale cui può  tendere. E’ un’impresa sociale (nonostante la diversa forma giuridica) che tende – raggruppa professionisti, fornisce gli strumenti e gli stimoli – alla pace sociale. Perché la  mediazione non ha solo lo scopo di ridurre il contenzioso giudiziale, ma anche quello di  favorire questo risultato.

Conclusione

“La forza del gruppo”, scriveva M.P. Follett, “non dipende dal maggior numero di uomini  forti, ma dalla forza del legame tra di loro”.  

Le organizzazioni sane hanno un “leader invisibile: lo scopo comune”.

Condividi questo articolo su:

Facebook
LinkedIn
WhatsApp
Email