Affrontare le sorprese

Come reagiamo di fronte alle sorprese, belle o brutte che siano, nella quotidianità e durante un incontro di mediazione?
A cura dell’Avv. Marta Giulia Corselli

Introduzione

Mi è capitato, di recente, un evento curioso e inaspettato, che mi ha dato l’occasione di riflettere sul modo di affrontare le sorprese. 

Qualche giorno fa stavo facendo una passeggiata in una località molto tranquilla, dove da anni trascorro volentieri i fine settimana e parte delle vacanze estive. È una piccola frazione, con pochi abitanti, di un comune “con vista” sul Lago Maggiore.



All’improvviso, da una stradina laterale, in modo del tutto inaspettato, è sbucato un personaggio per me noto, direi “famoso”, che seguo volentieri sui social media. La mia reazione è stata, sorprendentemente, di non identificarlo da subito; l’ha riconosciuto chi stava camminando al mio fianco. 

A quel punto – compreso che effettivamente si trattava proprio del personaggio a me noto – invece di raggiungerlo, allungando il passo, per andare a presentarmi, mi sono messa brevemente ad osservare cosa stesse facendo: era con la sua famiglia, stava vivendo un momento di calma e serenità. 

Ho quindi deciso di non andare a disturbare quell’attimo tranquillo. Mi sono trattenuta. Ho semplicemente sorriso, osservandolo allontanarsi. 

Non appena è sparito dalla vista, dopo qualche secondo, mi sono chiesta: ma perché non l’ho almeno salutato e ringraziato per quello che fa quotidianamente? Per paura di essere inopportuna, di fare qualche brutta figura, o per altri motivi? 

La motivazione di base è molto semplice: di fronte alle sorprese, a ciò che mi coglie impreparata, vado talvolta in modalità “freeze”, mi blocco, almeno per qualche istante. 

Come è ormai noto, la nostra reazione più istintiva, dettata dal sistema nervoso di fronte a potenziali minacce, si articola in tre modalità reattive fondamentali: fight (combattimento), flight (fuga), freeze (immobilità). Se il sistema nervoso tenta di trovare sicurezza controllando la situazione, la risposta sarà quella di combattere; altrimenti cercherà sicurezza nella fuga oppure bloccandosi per protezione. 

Un mio maestro di arti marziali si divertiva a farci ogni tanto degli scherzi proprio per testare la nostra modalità reattiva: gridava all’improvviso, faceva dei rumori fastidiosi e inaspettati…poi sorrideva osservando la reazione di molti di noi, senza dubbio la mia: freeze, per l’appunto.

Conclusione

Come possiamo usare questo concetto in mediazione? I mediatori sanno che prendere alla sprovvista può essere un modo per sbloccare una situazione di impasse…nel contempo, si dovrebbe tenere a mente che la reazione delle parti può essere imprevedibilmente diversa da quella anticipata. 

Di fronte alla proposta che non ci si aspetta, o ad un’occasione o ad una prospettiva diversa, può essere che si opti per il restare “arroccati” nella propria visuale; oppure che si diventi più combattivi o si decida di scappare velocemente. A volte senza nemmeno accorgersene. 

Tenere presente che ognuno ha una propria modalità reattiva può aiutare ad offrire all’interlocutore, o ad una delle parti in mediazione…ma anche a noi stessi un margine di sicurezza di fronte alle sorprese, che consenta di agire non spinti dalla reattività inconscia ma sulla base della consapevolezza.

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